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TARQUINIA

Tomba di Tarquinia tarquinia_4.JPG (9954 byte) horses2.jpg (Tarquinia)

 

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La storia di Tarquinia, città madre dell’Etruria, si identifica con quella del Popolo etrusco. L’atto stesso della sua fondazione effettuata dal mitico Tarconte (da cui Tarchna) fu reso sacro dalla prodigiosa apparizione del fanciullo Tagete nato dalle zolle di Tarquinia. E Tarquinia nel contesto delle dodici città etrusche sempre ha goduto di un primato e di un prestigio che altre non avevano. Sebbene la presenza umana sul territorio abbia lasciato tracce nella più profonda preistoria, è nel X, ma ancor più nel IX che sull’area della Civita si riuniscono le genti di diversi villaggi della zona dando vita a quella complessa aggregazione sociale che oggi chiamiamo città. Ne rimangono a testimonianza le ricche necropoli villanoviane e i resti dei villaggi che le originarono. Nell’VIII e nel VII sec. a.C. Tarquinia ormai città ricca e potente trasforma la sua economia e pur mantenendo sempre una dimensione agricola diviene un attivo centro commerciale e industriale (metalli, grezzi, bronzi, ceramiche). La sua supremazia politica si estende per un vasto territorio che si prolunga nell’entroterra fino ai Monti Cimini e al lago di Bolsena. Nel VI secolo mentre sempre più attivi sono i traffici con l’Oriente e la Grecia testimoniati sul mare dall’emporio di Gravisca, domina il guado sul Tevere, punto focale di transito del commercio dell’Italia centrale e fa di Roma la grande Roma dei Tarquini (616 - 509 a.C.). Sebbene risenta forte la crisi del V secolo, nel IV rinnova con l’intensa attività politica dei membri della famiglia Spurinna (Larth, Velthur, Aulus) il tentativo di imporre la propria guida nella lega etrusca contro l’espansionismo romano. Ma ormai Roma è alle porte e la guerra tra le due città divampa violenta con episodi di estrema ferocia già dal 394 a.C. coinvolgendo sempre le altre città etrusche. La lunga guerra dal 358 al 351 a.C. si conclude con un armistizio di quaranta anni al termine dei quali, ripresa la lotta, viene nel 308 sconfitta.
Nel 281 a.C. Tarquinia deve sottomettersi a Roma ed inizia il suo lento declino tanto che nel 205 quando Scipione chiede contributi alle città etrusche per la sua impresa in Africa contro Annibale, la potente e ricca città d’un tempo non offre che tela per le vele. E mentre da una parte Roma le sottrae porzioni vitali del territorio, specialmente sul mare, all’interno i centri antichi ad essa tributari si rendono progressivamente indipendenti. Nel 90 a.C. diviene municipium. La sua aristocrazia si spegne o trasmigra a Roma ed è sintomatico che un ultimo membro della famiglia degli Spurinna (da sempre educata all’interpretazione del futuro) divenga amico di Cesare e tenti invano di metterlo in guardia dalle nefaste Idi di Marzo. Con la morte di Giulio Cesare e più tardi con l’avvento dell’Impero finisce la storia della Tarquinia etrusca.
Dieci secoli di storia hanno lasciato profonde tracce sia sopra che sotto il sacro suolo di Tarquinia.
Pochi, ma monumentali i resti dei vivi sul pianoro calcareo della Civita (150 ettari) oggi deserto di abitazioni. Oltre tratti della lunga cinta di mura (8 km) in blocchi di macco (V sec. a.C.) (ben visibile a Nord la Porta Romanelli), porzioni di scavi archeologici più o meno recenti, il monumento principale è il tempio dell’Ara della Regina il più grande d’Etruria dal quale provengono i famosi Cavalli alati in terracotta custoditi nel museo (III sec. a.C.) che sono un po’ l’emblema di Tarquinia.
Più numerosi ed affascinanti i resti dei morti nelle migliaia di tombe per lo più accentrate nella lunga e parallela collina di Monterozzi dalle quali provengono i preziosi e interessanti reperti del Museo. Di queste un cospicuo numero sono dipinte e costituiscono una pinacoteca dell’arte antica mediterranea ed italica. Non c’è libro d’arte che non ricordi la tomba delle Pantere, dei Tori, della Caccia e della Pesca, degli Auguri, delle Leonesse, del Barone, dei Giocolieri, del Cacciatore, Cardarelli, Giustiniani, Bartoccini, della Fustigazione, dei Leopardi, della Scrofa nera, degli Scudi, dell’Orco con la dolce immagine di Velia Velcha: "la monna Lisa" dell’antichità, Giglioli, del Convegno, degli Aninas e ultima solo in ordine di scoperta quella dei Demoni azzurri mai ancora aperta al pubblico. Sono tombe che vanno dal VI secolo al I e sono le testimonianze più antiche dell’arte pittorica italiana e affascinante relitto della grande pittura classica antica.
I mille anni di Tarquinia etrusca sono bene illustrati nelle sale del rinascimentale palazzo Vitelleschi in un museo nazionale che raccoglie migliaia di reperti, vasi e oggetti villanoviani, ceramica etrusca e greca con capolavori unici, sarcofagi e bronzi, gioielli e sculture, ex voto e monete. Vi sono ricomposte anche quattro tombe a camera i cui dipinti vennero a suo tempo "strappati" con tecnica moderna dagli antichi ipogei. Sono: la tomba delle Olimpiadi, della Nave, del Triclinio, e delle Bighe (fine VI - V sec. a.C.).

Tarquinia medioevo


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Testo: P. GIANNINI (A.G.Tur.) per Amm.ne Prov. di Viterbo

Fonte dati e immagini Amm.ne Prov. di Viterbo